domenica 6 novembre 2011

Lettera scritta ad un amico stolto Tanti anni fa In un periodo di voglia di comunicazione

A Valentino [Adrano 15 / 02 / 2002

Premetto che non scrivo una lettera da almeno dieci anni, e forse sono pochi. Pensandoci bene l’ultima che ricordo l’ho scritta per Anna, dopo che l’ho sbattuta fuori dal garage, (il garage? Che follia!) ma erano solo due righe, tanto per dirle che chissà perché la amavo ancora. Allora ero totalmente cotto di questa ragazza. Ma del resto avevo avuto un bel po’ di confidenze, e sesso, parecchio sesso, con lei. Una volta ho persino eiaculato sangue, dopo che ho esaurito tutto lo sper-ma. Non riuscivo proprio a togliermela dalla testa. Comun-que, roba passata. Oggi, aldilà del fatto di tutte situazioni e le sbronze ed i casini, ogni tanto, quando penso, (cosa che cerco spesso di evitare) e mi viene in mente lei, è come se stessi pensando ad un film. Voglio dire, come se stessi ve-dendo un film, e non come qualcosa che ho vissuto io. Del resto, gli anni sono passati, di donne ne ho avute altre, con altre situazioni, più o meno stesse pretese, ma in altre circo-stanze. Al momento ho nel sangue Maria. È una compagna in gamba sai. Gliene ho fatte passare parecchie, l’ho trattata an-che per troppo tempo male, ma lei, in qualche modo, me le ha perdonate. Poi ultimamente, forse per il fatto che la sento distante, forse, (da quando lavora al bar è così) o magari perché la vedo così a suo agio nella realtà, - sai, è una donna forte, non come me che non valgo una cicca – che a momenti mi sento come il suo bambino, piccolo, e non riesco a fare a meno di amarla e odiarla nello stesso tempo. Prendi ieri, per esempio, che per amor di farla godere, a furia di leccargliela mi sono ritrovato con l’attaccatura sottostante della lingua con la bocca (sicuramente la zona avrà un nome specifico, ma a me non viene) in parte lacerata. Quante pazzie fa fare l’amore?! Poi, tra l’altro, lei aveva il raffreddore, e me l’ha mischiato, e oggi mi sento una ciofeca, come dicevamo una volta noi. Ma venendo a noi… cosa combini tu a parte lavorare, scopare, sentire il pianto del bebè, fumare, e guar-dare la tv? Sai, io la tv la trovo stupida. La guardo solo quando non ho dove andare a sbattere la testa. Mi annoia, la trovo banale. Poi ultimamente, almeno qui in Italia, non ha niente di originale, merda su merda; non so se mi spiego. Nell’ora di pranzo si vede i cartoni, ma tutto è nato per i bimbi, loro fanno un casino bestiale se non vedono i cartoni. Poi con quel cartone “Dragon Ball” ci siamo immersi anche noi a furia di vederlo, ma è stato solo un altro appiglio per distrarci un po’ dalla consuetudine. Tra l’altro, in questo ma-re di merda, cosa vuoi che sia un cartone, o una cartina, o la carta igienica, o il tovagliolo, o un fazzoletto? Il fazzoletto ti serve per toglierti il muco dal naso, la carta igienica per to-glierti la merda dal culo, la cartina… dipende dal tipo, o per fumare, o per sapere dove sei… il cartone anche per dormir-ci, o per fare il fuoco, il gioco, o solamente per buttarlo nella spazzatura. Ma comunque sia, niente di sorprendente. Tutto già stabilito. Carta su corpi, fogli di carta, fogli scritti, ma-linconie insolute. Ah Dio, se ci fosse davvero lo sapremmo. Ma abbiamo l’incertezza su tutto, anche sul prossimo risve-glio. Magari non ci risveglieremo più, e forse questa sarà una morte migliore, ma vai a pensare a quale sia la morte migliore… comunque.
Sai, quel libro che sto scrivendo sul periodo quando era-vamo sulla strada sta camminando bene, (bella questa, quel libro sulla strada sta camminando bene; sembra fatta apposta, no?! E invece è venuta così da sola) sono arrivato a quando ero in quella specie di fattoria, da quell’esaurito di Patrizio, nel momento quando è arrivata Petruscka, e guarda caso ora dovresti arrivare tu. Ma non preoccuparti, tu sei l’audace della storia. Ah, guarda che gli ho anche messo quelle volte che ho avuto dei flirt con la tua Gina, ma anche qui non hai da preoccuparti, perché gli ho messo anche che ci provavi sempre con la mia Anna. Come si dice: una mano lava l’altra e tutte e due si lavano la faccia. Però bei tempi quelli, eh! Allora si che eravamo veramente matti. Eravamo una forza, non ci fermava nessuno. Poi, come succede nella vita, è andato tutto a rotoli. Ma al diavolo, che ce ne frega, cazzo, eravamo noi quelli là, l’abbiamo sofferto e vissuto quel tempo. E ora? Ora è un altro tempo. Sai, è come nelle partite di calcio, però con la differenza che in questo gioco non c’è solo il primo e il secondo tempo, ma altri tempi, che in parte crei tu, e in parte la sorte. C’è questo continuo di tempi che va avanti finché la falce non ci mozzerà l’uccello.
Senti: quando scriverai, se lo ricordi, mi fai il favore di scrivere dove te ne sei andato dopo i giorni passati nella fat-toria di Patrizio… perché io non me lo ricordo bene. Mi ri-cordo che te ne sei andato con Patrizio, ma non ricordo se in Germania o in qualche altro posto.
Ora ti lascio, anche perché devo andare al cesso. Comun-que, per la prima lettera dopo dieci anni credo di essermela cavata bene. Io credevo che non ce l’avrei fatta, e invece ec-cola qua.
Salutami la tua donna (scusami ma non mi ricordo come si chiama, io ho una memoria labile). Alla prossima.

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